Il Libro di Ruggero: il contesto culturale

Quest'opera erudita nasce nel 1154 nel solco della tradizione geografica islamica, sviluppatasi parallelamente alla progressiva espansione militare, politica, commerciale e culturale che a partire dal VII secolo aveva permeato tutto il bacino del Mediterraneo.

Giá nella prima metá dell'XI secolo il geografo Al-Biruni aveva creato, con la sua conoscenza delle lingue orientali e delle discipline matematiche ed astronomiche, le coordinate per il futuro, florido sviluppo della scienza geografica.

Questa tradizione, raccolta in un genere erudito chiamato Rihla, culminerá agli inizi del XIII secolo, nell'opera del geografo andaluso Ibn Jubair, autore di un lungo resoconto di viaggio in Oriente, terminato con un naufragio ed una conseguente visita in Sicilia nel 1184.

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Nel libro di Idrisi, strutturato come una summa di conoscenze descrittive, spesso eterogenee ma unitariamente riferite alla centralitá del potere normanno, si fondono prolificamente le due culture cristiana e musulmana. Il risultato di questa integrazione pacifica trova numerosi confronti negli splendori dell'arte e dell'architettura della Palermo normanna.

Al di lá di evidenti intenti celebrativi nei confronti della corona, giustificati dal ruolo attivo che Idrisi ricoprí nell'entourage di Ruggero II, l'opera rispecchia le caratteristiche di un mondo mediterraneo che, nonostante la piú o meno pacifica convivenza di etnie e religioni diverse, la corona degli Altavilla si vantava di avere concretamente unificato sotto una omogeneitá politica e culturale.

Le caratteristiche multi-culturali della Sicilia normanna hanno lasciato una memoria eloquente in numerosi manufatti ed edifici sopravvissuti sino ai nostri giorni, quali ad esempio la celebre iscrizione trilingue di Palermo, il palazzo della Zisa ed il noto mantello di Ruggero.

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Il Libro di Ruggero: una "guida" ante litteram

L'opera di Idrisi tratta delle principali isole del Mediterraneo e anche, coerentemente con la tradizione geografica araba, di alcuni paesi continentali, fra cui l'Italia peninsulare. La strutturazione dell'opera é articolata in quattro "compartimenti": uno per le isole (tra cui é centrale la Sicilia) e tre per le terre continentali.

L'opera costituí una vera e propria "impresa" per la cultura del tempo, avendo coinvolto, oltre all'autore, anche un artigianato di primissimo livello che fu impegnato nella realizzazione di un celeberrimo planisfero d'argento. Il manufatto, andato purtroppo distrutto dopo poco tempo, era parte integrante dell'opera e rappresentava con misure e dimensioni precise tutte le terre del mondo conosciuto. L'eco che questa opera ebbe giá dalla sua nascita nel mondo fu vastissima e lasció un segno indelebile sino ai giorni nostri.

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Per quanto concerne la Sicilia, Palermo é il punto di inizio e di arrivo degli itinerari descritti dal geografo, sia quelli marittimi, sia quelli terrestri. Alla capitale del regnum, descritta con enfasi e dovizia di particolari si contrappongono i centri periferici, irradiati dalla cultura e dalla potenza normanna, ma sicuramente considerati in un quadro geografico subalterno. Le descrizioni idrisiane dei centri minori sono infatti spesso ripetitive e scarsamente connotate rispetto alle caratteristiche specifiche dei luoghi. Frequentissima per le cittá l'affermazione di una rinascita conseguente a periodi di declino e legata ai benefici della monarchia.

Guardando per oltre le ovvie distorsioni celebrative del cortigiano, l'opera del geografo fornisce ancora oggi una mole ricchissima di informazioni e spunti di riflessione su molti aspetti della Sicilia normanna. Importanti sono infatti le descrizioni della viabilitá interna, delle rotte e degli approdi marittimi, delle cittá e dei casali, dei castelli e dei fortilizi, delle coltivazioni, dei boschi, delle acque e delle usanze degli abitanti.

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Il viaggiatore si dimostra avvezzo alla dimensione urbana, con descrizioni magistralmente delineate, mentre il mondo rurale sembra piuttosto posizionato su una scala minore e piú povera di toni e colori, comunque guardato con gli occhi del cittadino. Ció discende dall'esperienza di vita del geografo, ma anche dalla tendenza tipicamente islamica a coagulare le risorse di un territorio nel distillato della cittá con i suoi splendori ed i suoi ricchi mercati.

Nonostante ció, il territorio rurale si coglie nella sua connotazione piú naturale, con evocazioni continue dei paesaggi che via via si godono percorrendo le non lineari e spesso perigliose strade interne. In alcuni casi la suggestione idrisiana ci suggerisce colori, come il giallo delle distese di frumento, odori, sapori ed anche la dimensione oggi quasi perduta della Sicilia dei boschi e delle montagne.

La Sicilia, posta al centro del mondo di Idrisi, é tratteggiata dunque con un linguaggio diversificato e, proprio per questo, ancora piú ricco di potenzialitá interpretative.

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